Il 14 maggio 1911, la rivista satirica L’Asino pubblicò una copertina che sarebbe diventata leggenda: Giovanni Giolitti raffigurato come Giano bifronte, il dio romano con due facce. A sinistra, in cilindro e frac, si rivolge ai borghesi: “Rimarrò per sempre un conservatore.” A destra, con cappellaccio e fiocco rosso, dichiara ai contadini: “Sono un democratico sincero, radicale, socialista, anarchico.” Lo stesso uomo, due linguaggi opposti, ognuno calibrato sull’interlocutore.

Centoquindici anni dopo, Sam Altman sta facendo la stessa cosa. Solo che al posto del cilindro e del berretto ci sono un contratto militare da 200 milioni di dollari e un documento di 13 pagine che propone tasse sui robot e ricchezza pubblica per tutti.

Ma non c'è niente di sorprendente. È il capitalismo, che quando serve, fa il socialismo.

I fatti:

Il 6 aprile 2026, OpenAI ha pubblicato 13 pagine di proposte che sembrano uscire da un programma socialdemocratico: tasse sui robot, un fondo di ricchezza pubblica per tutti gli americani e la settimana lavorativa da 4 giorni senza taglio dello stipendio. Due mesi prima, la stessa OpenAI aveva firmato un contratto da 200 milioni di dollari con il Pentagono per portare l'intelligenza artificiale nelle reti militari classificate.

Due facce della stessa medaglia? No. La stessa faccia, che guarda nella stessa direzione: il profitto. E chi conosce il mondo del capitalismo lo sa bene: senza consumatori, il capitalismo non funziona. I consumatori di oggi sono i lavoratori. Se l'AI li sostituisce e nessuno ridistribuisce, non c'è più nessuno che compra. È una cosa che Henry Ford aveva capito un secolo fa, quando alzò i salari non per generosità ma perché serviva gente in grado di comprare le sue macchine.

Il welfare non è un regalo: è un investimento

Il contratto militare: Il 27 febbraio 2026, OpenAI si è inserita nello spazio lasciato vuoto da Anthropic, bannata dal Pentagono dall'amministrazione Trump dopo aver rifiutato di permettere l'uso della propria AI per sorveglianza e armi autonome. In meno di 48 ore, OpenAI aveva un deal. Le "red lines" dichiarate esistono: no sorveglianza domestica, no armi autonome. Il contratto però non è pubblico e il linguaggio è pieno di ambiguità calcolate, e dentro OpenAI la responsabile della robotica - Caitlin Kalinowski - si è dimessa.

Le proposte sociali: Sei settimane dopo, OpenAI pubblica Industrial Policy for the Intelligence Age: si propone di spostare il carico fiscale dal lavoro al capitale, una robot tax per ogni lavoratore sostituito, e un programma di "azionariato popolare" chiamato Public Wealth Fund che dia a ogni cittadino una partecipazione diretta nella crescita dell'AI, provvedendo a sussidi per sanità e pensioni, trattando l'AI come un vero e proprio servizio pubblico.

Infatti la missione è cambiata. OpenAI è passata dall'essere una no-profit a diventare una delle più grandi for-profit esistenti, con una quotazione da 852 miliardi di dollari. Ha cambiato la propria missione 6 volte in 9 anni. Ma chi si scandalizza non ha capito come funziona: Il welfare aziendale, le politiche redistributive, le reti di protezione sociale non sono mai nate dalla generosità. Sono nate dalla consapevolezza che senza un minimo di ridistribuzione il sistema si ferma. von Bismarck era un corporativo autoritario e ha inventato lo stato sociale. Roosevelt era un aristocratico e ha salvato la classe operaia. Ford era un industriale e ha creato la classe media.

Altman è un capitalista e propone ridistribuzione. Perché è l'unica cosa che reggerà in piedi il mercato.

Il problema vero: chi governa il cambiamento?

Fin qui, niente di nuovo. Il punto vero è un altro. Queste proposte arrivano dall'azienda più interessata a come finisce la partita. OpenAI sta costruendo la tecnologia che potrebbe eliminare centinaia di milioni di posti di lavoro, e contemporaneamente scrive le regole per gestirne le conseguenze. È come se il giocatore più forte del tavolo proponesse anche le regole del gioco.

Le istituzioni dovrebbero guidare questo cambiamento. Sono guidate dal popolo e ne fanno i suoi interessi (almeno dovrebbero farlo). Il compito di governare una transizione così grande spetta a loro, non a un'azienda di San Francisco con 852 miliardi di valutazione e interessi enormi nella partita.

Ma la realtà è che non ce la faranno. La popolazione è ancora in gran parte ignara di quello che sta succedendo. Le istituzioni sono trainate da altri interessi, considerati più urgenti. La politica non capisce l'AI, non ne coglie la velocità, non ne misura l'impatto. E nel frattempo, il divario cresce ogni giorno.

Allora chi può governare il cambiamento? Le persone. E non aspettando la caramella del capitalismo, che sarà sempre una cosa studiata per gli interessi di chi la offre prima che per quelli di chi la riceve. Bensì appropriandosi del mezzo. 

Non con la rivoluzione. Con la competenza.

Imparare a usare gli strumenti, prima che gli strumenti usino te

C'è una cosa che le rivoluzioni industriali hanno insegnato: chi controlla gli strumenti, controlla il gioco. La differenza rispetto al passato è che oggi gli strumenti più potenti, quelli dell'AI, sono accessibili a chiunque, adesso, a costo quasi zero.

Chi non lo sta facendo è già fuori dal mondo. Ogni giorno l'AI fa passi avanti, e ogni giorno che passa aumenta il gap conoscitivo per chi non è entrato in quel mondo. Non è come internet negli anni 2000, dove potevi aspettare qualche anno e recuperare. Qui la curva è esponenziale: aspetti sei mesi e sei indietro di anni.

Ma chi lo fa non è detto che ne esca contento. Entrare nel mondo dell'AI ti porta un turbinio di emozioni: apprendi in un attimo quello che una persona avrebbe appreso in dieci anni, scopri potenzialità incredibili, e poi, più vai avanti, più ti rendi conto di quanto questa cosa sia un potenziale dramma umanitario.

Non è un caso che Mrinank Sharma, il capo della sicurezza di Anthropic (i creatori di Claude), si sia dimesso a febbraio 2026 per andare a scrivere poesie. Nella sua lettera di dimissioni ha scritto che "il mondo è in pericolo" e che durante il suo lavoro ha visto "quanto è difficile lasciare che i nostri valori governino le nostre azioni." Un uomo che stava dentro la macchina, che la conosceva meglio di chiunque, e che ha scelto di uscirne. Per scrivere versi.

Meno demonizzazione, più consapevolezza

Però c'è l'altra faccia. Quella che non fa notizia quanto le dimissioni drammatiche, ma che conta di più.

Un uomo in Australia, Paul Conyngham, ha usato ChatGPT per progettare un vaccino personalizzato contro il cancro per il suo cane Rosie, a cui i veterinari avevano dato pochi mesi di vita. Ha usato l'AI per navigare la letteratura biomedica, ha fatto sequenziare il DNA del tumore, ha collaborato con immunologi e ingegneri RNA. Il tumore si è ridotto del 75% in un mese. Non è una cura miracolosa, è una singola storia, senza trial clinici. Ma è la dimostrazione concreta di cosa può fare una persona normale con uno strumento potente e la voglia di capirlo.

Il punto è questo: l'AI non è una chat su un sito. Già oggi è in grado di usare un computer, navigare, scrivere codice, analizzare dati, prendere decisioni, meglio della stragrande maggioranza degli impiegati delle PMI italiane. Se la installassimo su un robot con due telecamere al posto degli occhi e delle mani, quale lavoro sarebbe davvero al sicuro?

Ma la stessa tecnologia che rende quella domanda terrificante è quella che permette a un uomo di salvare il suo cane. Che permette a uno studente di imparare a una velocità impossibile. Che permette a un piccolo imprenditore di competere con le multinazionali.

Il problema non è l'AI. Il problema è chi la usa, come, e soprattutto chi ne controlla i benefici.

Serve meno demonizzazione e più comprensione. Più consapevolezza di quanto bene ti può fare, accanto alla consapevolezza di quanto male può fare se lasciata nelle mani sbagliate, o peggio, se ignorata.

Non è per forza "finita"

Ci sono persone che ogni giorno colgono i frutti dell'AI e provano a costruire qualcosa di buono. Non sono i CEO delle big tech. Sono persone normali che hanno capito prima degli altri cosa sta succedendo e hanno deciso di non restare a guardare.

Questo è il motivo per essere ottimisti. Non perché le istituzioni si sveglieranno in tempo, probabilmente non lo faranno. Non perché il capitalismo diventerà generoso, non succederà mai. Ma perché le persone, quando hanno gli strumenti e la consapevolezza, trovano il modo di farcela.

Il patto sociale che serve per attraversare questa transizione non verrà dall'alto. Non arriverà da un documento di 13 pagine di OpenAI e nemmeno da un decreto governativo. Verrà dalla pressione di milioni di persone che hanno capito la posta in gioco e che chiedono, pretendono, che la tecnologia più potente mai creata venga usata per il bene collettivo.

Ma bisogna fare in fretta. Perché la finestra si sta chiudendo, e dall'altra parte non c'è un piano B.


Fonti principali:

  • TechCrunch - OpenAI's vision for the AI economy: public wealth funds, robot taxes, and a four-day workweek (6 aprile 2026)
  • Fortune - Sam Altman says AI superintelligence is so big that we need a 'New Deal' (6 aprile 2026)
  • Fortune - Sam Altman and Vinod Khosla agree: AI will break the economy (7 aprile 2026)
  • Axios - Behind the Curtain: Sam's superintelligence New Deal (6 aprile 2026)
  • The Intercept - OpenAI on Surveillance and Autonomous Killings: You're Going to Have to Trust Us (8 marzo 2026)
  • Jacobin - OpenAI Is Bleeding Cash. Its Solution? Military Contracts. (aprile 2026)
  • EFF - Weasel Words: OpenAI's Pentagon Deal Won't Stop AI-Powered Surveillance (marzo 2026)
  • NPR - OpenAI announces Pentagon deal after Trump bans Anthropic (27 febbraio 2026)
  • CNBC - OpenAI's Altman admits defense deal 'looked opportunistic and sloppy' (3 marzo 2026)
  • Fortune - OpenAI has changed its mission statement 6 times in 9 years (23 febbraio 2026)
  • PC Gamer - Anthropic AI's safety lead quits claiming 'the world is in peril' (febbraio 2026)
  • Decrypt - Did ChatGPT Really Cure a Dog's Cancer? It's Complicated (marzo 2026)